Droni nei porti: il caso Palermo tra U-space, resilienza e nuove competenze

Nel panorama internazionale, sempre più i droni stanno diventando strumenti indispensabili per la gestione delle infrastrutture critiche: l’avviamento di progetti in collaborazione con aziende del settore è la risposta a esigenze diffuse di controllo, sorveglianza, manutenzione e, più in generale, miglioramento dell’efficienza operativa di queste realtà complesse e strategiche.

In Italia, di recente il porto di Palermo ha avviato un percorso finalizzato all’integrazione dei droni nelle proprie attività di monitoraggio delle infrastrutture, security portuale, ispezione di banchine e navi, controllo ambientale, gestione delle emergenze.

L’interesse dell’iniziativa non risiede soltanto nelle singole applicazioni previste. Il progetto affronta infatti una questione più ampia: come integrare i sistemi UAS nei processi ordinari di un’infrastruttura complessa, coordinando tecnologia, regolazione, gestione dei dati e responsabilità organizzative.

Dal singolo volo all’integrazione nei processi portuali

I droni professionali sono già impiegati in numerosi settori per attività di rilievo, monitoraggio e ispezione. La fase successiva della loro evoluzione riguarda la capacità di trasformare queste applicazioni in servizi continuativi, ripetibili e integrati nelle procedure aziendali.

In un porto convivono attività logistiche, manutentive, ambientali e di sicurezza. In questo contesto, un drone può contribuire a velocizzare le verifiche, acquisire informazioni in aree difficilmente accessibili, ridurre l’esposizione del personale in scenari potenzialmente pericolosi e fornire dati utili durante la gestione di un’emergenza.

Il valore operativo, tuttavia, non deriva dal solo impiego del velivolo. Per produrre risultati effettivamente utilizzabili, ogni missione deve essere inserita in un processo che comprenda pianificazione del volo, verifica delle condizioni autorizzative, raccolta e analisi dei dati e trasferimento delle informazioni alle funzioni responsabili.

Il drone non viene considerato come uno strumento destinato a interventi occasionali, ma come una componente di un sistema operativo integrato.

Lo U-space come condizione abilitante

In questa direzione va letto l’avvio del percorso per l’istituzione, nel porto, dello U-Space, il sistema europeo che consentirà di integrare in modo sicuro le operazioni con droni negli spazi aerei in cui è necessario coordinare più utenti e condividere informazioni.

Tra i servizi previsti rientrano l’autorizzazione delle missioni, l’identificazione in rete dei velivoli, la disponibilità di informazioni sulle limitazioni geografiche e la conoscenza del traffico presente nello spazio aereo.

In un porto, tali strumenti possono contribuire a rendere più strutturato il coordinamento tra operazioni UAS, attività a terra, traffico marittimo e altri utilizzatori dello spazio aereo. Il passaggio è significativo: l’obiettivo non è soltanto autorizzare singoli voli, ma predisporre un contesto nel quale le operazioni possano diventare più frequenti, prevedibili e interoperabili.

Il progetto si colloca inoltre in una fase di evoluzione della regolazione italiana. Il 24 giugno 2026, ENAC ha aperto la consultazione sulla bozza di Regolamento dedicata alle Zone Geografiche UAS, con termine fissato al 24 luglio 2026.

Le Zone Geografiche UAS permettono di stabilire condizioni, requisiti e limitazioni per l’impiego dei droni in aree caratterizzate da specifiche esigenze di sicurezza o di gestione dello spazio aereo. Prima di ogni operazione, l’operatore deve verificare le limitazioni applicabili all’area interessata attraverso le informazioni pubblicate sui sistemi ufficiali.

Per porti, aeroporti e poli industriali, la definizione di queste zone rappresenta quindi un passaggio essenziale per rendere le operazioni coerenti con le caratteristiche dell’infrastruttura e con le responsabilità dei soggetti coinvolti.

La Direttiva CER e la resilienza delle infrastrutture critiche

Il tema assume ulteriore rilievo alla luce della Direttiva CER – Critical Entities Resilience, relativa alla resilienza dei soggetti che erogano servizi essenziali.

La Direttiva UE 2022/2557 è stata recepita in Italia con il Decreto legislativo 4 settembre 2024, n. 134, entrato in vigore il 18 ottobre 2024. Il quadro attuativo prevede l’individuazione dei soggetti critici appartenenti ai settori interessati entro il 17 luglio 2026.

Tra gli ambiti contemplati rientrano anche i trasporti, insieme a energia, acqua, sanità, infrastrutture digitali e altri servizi essenziali per il funzionamento della società e dell’economia.

La Direttiva pone l’attenzione sulla capacità delle organizzazioni di prevenire e mitigare i rischi, proteggere infrastrutture e servizi, rilevare tempestivamente gli incidenti, garantire la continuità operativa e ripristinare le attività dopo un evento critico.

Nel 2026 l’Italia ha inoltre adottato la Strategia nazionale per la resilienza dei soggetti critici e avviato il relativo Comitato interministeriale, segnando il passaggio dalla fase normativa a quella applicativa.

In questo quadro, i droni possono offrire un supporto concreto attraverso il monitoraggio delle aree sensibili, l’ispezione di strutture difficilmente accessibili, la raccolta di dati in tempo reale e la valutazione delle condizioni di un’infrastruttura dopo un evento critico.

Il loro contributo alla resilienza delle infrastrutture critiche, tuttavia, dipende dalla capacità di integrarli nei piani di sicurezza, nelle procedure di emergenza e nei processi aziendali. Il caso Palermo può quindi essere letto non soltanto come un progetto tecnologico, ma come una possibile applicazione dei sistemi UAS a supporto della prevenzione, del controllo e della risposta operativa.

Dal monitoraggio alla logistica sanitaria

Il protocollo avviato nel porto di Palermo non riguarda soltanto le attività di controllo e ispezione dell’infrastruttura.

Secondo quanto comunicato dall’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia Occidentale, l’iniziativa è collegata a Droneport Sicily, progetto che punta a studiare servizi di trasporto sanitario con droni tra i porti e le isole, con particolare attenzione alla continuità territoriale.

In termini operativi, significa valutare l’impiego dei sistemi UAS per il trasferimento rapido di farmaci, campioni biologici, dispositivi medici e altri materiali sanitari ad alta priorità verso territori in cui i collegamenti tradizionali possono richiedere tempi più lunghi o dipendere dalle condizioni del traffico marittimo.

Il porto assumerebbe così una duplice funzione: da un lato, infrastruttura da monitorare e proteggere; dall’altro, possibile nodo logistico per nuovi servizi di mobilità aerea avanzata.

Per rendere operativo un collegamento di questo tipo non è però sufficiente disporre di un drone adatto al trasporto. Servono rotte autorizzate, procedure per la preparazione e la consegna del carico, coordinamento con le strutture sanitarie, gestione dello spazio aereo e continuità del servizio.

Occorre inoltre definire le responsabilità dei soggetti coinvolti, i requisiti di sicurezza, le condizioni meteorologiche compatibili, le modalità di tracciamento e le procedure da applicare in caso di interruzione della missione.

Il collegamento con Droneport Sicily amplia quindi il significato del progetto Palermo: dai droni utilizzati per osservare e gestire un’infrastruttura ai droni impiegati per supportare l’erogazione di un servizio essenziale verso territori insulari.

Dronitaly: un luogo di confronto per l’evoluzione dei sistemi UAS

Il progetto del porto di Palermo riunisce alcuni dei principali temi che stanno accompagnando l’evoluzione del comparto: impiego dei droni nelle infrastrutture critiche, sviluppo dello U-space, resilienza, protezione dei dati, nuove competenze professionali e servizi logistici avanzati.

Sono aspetti che Interessano anche aeroporti, utility, infrastrutture energetiche, reti di trasporto, enti pubblici e gestori di servizi essenziali.

È su questa convergenza tra tecnologia, regolazione, organizzazione e competenze che si sviluppa il confronto promosso da Dronitaly.

La manifestazione opera come punto di incontro tra imprese, istituzioni, università, centri di ricerca, operatori e utilizzatori professionali, favorendo il dialogo sulle condizioni necessarie per un’adozione efficace dei sistemi UAS. La missione di Dronitaly è infatti dare spazio a ricerca e innovazione, attraverso la presentazione delle più recenti e interessanti applicazioni concrete, mettendo in relazione chi sviluppa le soluzioni e chi è chiamato a integrarle nei processi operativi.

Esperienze come quella del porto di Palermo contribuiscono ad alimentare questo confronto, offrendo casi concreti dai quali trarre indicazioni utili per lo sviluppo di applicazioni sicure, regolamentate e integrate nei processi aziendali, cosicchè le operazioni possano essere svolte in modo continuativo, autorizzato, interoperabile e coerente con le responsabilità dell’organizzazione.

Fonti

Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia Occidentale
Porto di Palermo: avviato l’iter per l’utilizzo dei droni

ENAC
Consultazione sulla bozza di Regolamento “Zone geografiche UAS”

ENAC
Voli con droni: limitazioni e riserve dello spazio aereo

EASA
U-space

Unione Europea
Direttiva (UE) 2022/2557 – Critical Entities Resilience

Gazzetta Ufficiale
Decreto legislativo 4 settembre 2024, n. 134

Presidenza del Consiglio dei Ministri
Prima seduta del Comitato interministeriale per la resilienza

Dipartimento della Funzione Pubblica
Strategia per la resilienza dei soggetti critici

Regione Siciliana
Avviso STEP – Strategic Technologies for Europe Platform

Università degli Studi Roma Tre
Master universitario di II livello in Advanced Air Mobility – Mobilità Aerea Avanzata