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Voli in aree urbane: presi per i fondelli (e sollevati)

12 Feb 2017

Più di una volta mi sono sentito rifilare l’appellativo di anarchico del mondo Sapr italiano. Penso invece di aver dimostrato ampiamente di amare le regole quando esse sono semplici, poche e soprattutto coerenti. Caratteristiche che spesso si ottengono se a scriverle sono persone che con le macchine volanti in questione hanno avuto a che fare per diverso tempo. E seppure appartenga alla categoria degli “ing.” – o forse proprio per questo – temo come la peste sia i burocrati, sia la deriva matematico-nerd delle normative scritte con l’algebra. Questione di filosofia, ovvero di considerare i numero uno strumento e non il motivo dell’esistenza di una regola.

Già avevo esternato le mie perplessità sul fatto che ai piloti professionisti di Sapr con peso al decollo inferiore ai 300 grammi non sia richiesto l’attestato, cioè la conoscenza dimostrata degli spazi aerei (d’accordo è un modo di lavorare con più facilità, quindi teniamocelo stretto), ora invece vi mostro un’altra incoerenza totale del nostro impianto normativo.

Parlo delle operazioni con i palloni frenati in ambiente oggettivamente critico come i centri urbani, l’avrete capito dall’immagine del post presa dal film Disney Up: in realtà all’operatore si chiede di tutto, finanche il pagamento dell’occupazione di suolo pubblico, come fosse la bancarella delle mutande al mercato, degli straordinari dei vigili per la presenza di una pattuglia di Polizia locale; poi le funi calcolate, i vincoli multipli del carico utile, il pagamento dei diritti d’immagine dei monumenti, eccetera. Se non ci credete chiedete pure a Marco Nero Formisano di Immagini al volo, quanto accadde lo scorso anno in piazza della Scala e piazza San Fedele a Milano, l’anno prima in Arena e al Parco esposizioni di Novegro, peraltro situato esattamente 354 metri sotto i decolli di Linate, pista 36. Ma lui è un professionista…

Poi un giorno, mentre cammini a Porta Ticinese, zona popolosa di Milano, ti imbatti in un gioco che prevede di prendere una persona e trasformarla in un circense appeso ai palloni a gas (quale? fatti come? certificati da chi?), con questo divertito cittadino / cittadina che balla serena a suon di musica senza neppure un cavalletto che delimiti la zona delle operazioni, senza un materasso di sicurezza, con vincoli calcolati, certo, ma da chi e approvati da chi? Senza vigilanza urbana. Speriamo che in virtù dell’Europa Unita, questo sistema abbia un suo progetto approvato magari dal Dulv, dall’LBA o altro ente aeronautico.

https://youtu.be/0EGIcWrYr8c

La fiera de “Il pericolo è il mio mestiere” con tanto di GoPro e pubblicità. Siccome la gravità (forza molto democratica e quindi oggi definita populista), insegna che cadere da 5, 10 o 30 metri non è così diverso ai fini dell’esito e delle conseguenze (probabilità), vien da chiedersi quanti articoli del codice della navigazione siano stati ignorati e perché mentre ci si accanisce con corsi, procedure, standardizzazione degli scenari e dotazioni, certificazioni, assicurazioni e molte altre “zioni”, poi si ignori bellamente questo comportamento che, innegabilmente è un’operazione specializzata in spazio aereo ATZ di Milano Linate e No Fly Zone cittadina, fossero anche tre metri di quota. Sia chiaro, hanno fatto benissimo e li vorrei vedere ovunque questi simpatici operatori, se dietro c’è una società aerea certificata. In altre parole, o vale per tutti, oppure per nessuno. Ditemelo, perché per osservare le grondaie di casa mi sta venendo qualche idea…che mi farebbe sentire… sollevato. Tanto è un gioco, no?

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